SOLUZIONE IN EXTREMIS E FIDUCIA DA COSTRUIRE

L’esito degli stress test e, soprattutto, il via libera della Banca centrale europea al piano per Mps dimostrano che è possibile un ruolo virtuoso tra Stato e mercato anche in un quadro di regole vincolate. Se Intesa Sanpaolo è la prima tra i big europei del credito e quattro banche italiane su cinque superano l’esame di massimo rischio, vuol dire che le cose in Italia stanno meglio di quanto si pensi o di quanto un certo mondo voglia far credere. Per la prima volta il problema serissimo del Monte dei Paschi si è presentato insieme con la sua soluzione di sistema all’interno delle regole di mercato e di quelle europee. Nelle democrazie la politica economica “lavora” dentro una società aperta: si dice, spesso, o lo Stato o il mercato, il modello italiano emerso in questo caso è che si sostengono a vicenda senza aiuti e in un gioco di squadra. C’è un messaggio di fiducia che viene dalle banche internazionali impegnate a garantire un maxi-aumento di capitale e a gestire una delle più grandi cartolarizzazioni di sofferenze mai fatte al mondo per la banca di Siena. Questo messaggio di fiducia non va sottovalutato. C’è un ritrovarsi, appena si è sul burrone lì lì per cadere, sull’orlo del precipizio, che risulta incomprensibile ai Paesi nordici, ma appartiene storicamente all’Italia e al suo ingegno. Riguarda banche e regolatori, Banca d’Italia, Bce e Eba, governo, politica e sedi europee, in un intreccio di diplomazie, azioni manifeste e dietro le quinte, che ha finalmente funzionato. Ha tenuto fuori le banche sane a dimostrazione che è fondata, e comprensibile, l’ostinazione con la quale il governatore Visco ha ripetuto, all’ultima assemblea dell’Abi, che non c’è un problema di sistema bancario italiano ma di alcune, poche banche, finite peraltro nel tritacarne di regole assurde che impongono a un’azienda di credito in ristrutturazione (come è appunto il Monte dei Paschi) di fare i conti con un insostenibile e fuori luogo scenario di “avversione” da massimo rischio.

* * *

Il punto è che tutto ciò che è stato disegnato e approvato per il Monte, ora dovrà essere attuato, la qualità e la dimensione degli interventi impongono rigore e vigilanza, e su questo terreno si giocherà nel lungo termine il superamento della prova impegnativa dei mercati. È bene non dimenticarselo mai. Ci sono investitori che si preoccupano e chiedono risposte in termini di recupero di profittabilità e altri interessati solo a scenari “cattivi”, tocca di convincere gli uni e gli altri per evitare che la speculazione torni a prevalere. Saranno molto importanti i primi due mesi della tabella di marcia degli interventi per capire, come tutti auspicano e ritengono probabile, se si riuscirà a procedere con il ritmo giusto. Poi, quando finiremo di occuparci degli alberi, dei singoli alberi del credito malato, ci si dovrà occupare della foresta pietrificata sopravvissuta in Europa e fatta di un incesto tra politica e credito mai risolto in molte Casse tedesche e da eccessi e distorsioni della “fabbrica” eterna di derivati che riguardano banche francesi, tedesche, inglesi, non noi per fortuna se non in misura davvero minima. Così come in Italia e fuori ci si dovrà seriamente impegnare per migliorare il modello di business delle imprese bancarie e dare il massimo di trasparenza e efficienza alla loro governance.

* * *

Soprattuto in Italia, bisogna che si riprenda con vigore l’economia e si attenui la pressione del disagio sociale, si metta mano con serietà ai cantieri della pubblica amministrazione e del fisco prima di tutto, perché in quel maxi-conto nazionale di sofferenze e di incagli ci sono certo ruberie di banchieri e affaristi (sanzioni e condanne devono essere esemplari) ma in misura quasi totalizzante una recessione che ha mandato in fumo dieci punti di pil e un quarto della produzione industriale. In un mondo segnato da uno shock dietro l’altro, dove il carico di incertezza di una Brexit annunciata e dai tempi imprevedibili, si cumula con il tributo di sangue e di ansia di un terrorismo globale che va oltre le religioni, la frenata degli emergenti, l’incognita della Cina e la recessione russa, il dimezzamento della crescita europea e un’America percorsa da inquietudini nuove non solo politiche, è destinato ad allargarsi a vista d’occhio il solco delle diseguaglianze, si allunga l’uscita dalla crisi globale, e la vulnerabilità dei Paesi considerati a torto o a ragione più fragili espone le loro comunità a nuovi rischi e nuove paure. La consapevolezza della situazione e l’azione effettiva conseguente sono un obbligo per tutti e, ancora di più, per un Paese come il nostro segnato dalle due Italie e da un cumulo irrisolto di contraddizioni. La fiducia si nutre di atti concreti, ne sono stati compiuti più di uno, ma ha bisogno di visione e di un passo determinato e costante nel tempo, ha bisogno di riconoscersi e di diventare contagiosa. Si deve sentire o almeno percepire che è fondata sui fatti. Altrimenti, purtroppo, non vale. Anzi, può essere addirittura controproducente.

© Riproduzione riservata

  • Roberto Napoletano. ROBERTO NAPOLETANO è direttore de Il Sole 24 Ore dal 24 marzo 2011, direttore editoriale del Gruppo 24 ORE dal 1° marzo 2012 e, dal 19 giugno 2013, direttore dell’emittente Radio24, dell’agenzia di …